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Carciofi alla Romana in Terracotta

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Ingredienti

Regola porzioni:
12 Carciofi
4 spicchi Aglio
1 ciuffetto Prezzemolo
1 rametto Menta
4 cucchiai Olio Evo
1/2 bicchiere Brodo vegetale
1/2 litro Vino bianco secco
qb Pepe
qb Sale

Informazioni nutrizionali

2,89g
Proteine
55k
Calorie
0,5g
Grassi
12g
Carboidrati
1,1g
Zuccheri

Carciofi alla Romana in Terracotta

Carciofi alla Romana in Terracotta

Caratteristiche:
  • Tradizionale

Mettere, in una pentola di terracotta, con lo spargi-fiamma sotto, i carciofi uno accanto all’altro.
Versare sopra l’olio evo e l’atra metà di aglio, distribuire bene aglio ed olio sui carciofi e cuocere per 10 minuti a fiamma moderata.
Aggiungere il vino bianco, il brodo vegetale, mettere il suo coperchio di terracotta sulla pentola e cuocere per 60 minuti a fiamma bassa.
Il sugo deve essere completamente ristretto.

  • 75
  • Porzioni 6
  • Easy

Ingredienti

Indicazioni

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Carciofi alla Romana in Terracotta

I Carciofi alla Romana in Terracotta sono un piatto versatile possono essere serviti come contorno gustoso e saporito, ideale per accompagnare piatti di carne, o come secondo piatto anche vegetariano.

Per i Carciofi alla Romana in Terracotta
disporre tutti gli ingredienti dosati sul piano di lavoro.

In una pentola con 0,5 litri di acqua leggermente salata
ed un cucchiaino di dado vegetale, vedi nota,
far raggiungere l’ebollizione e tenere da parte.

Pulire i carciofi, togliere le foglie più dure, togliere il gambo,
tagliere la parte superiore con le spine, lavarli sotto acqua corrente,
farli scolare, asciugare con carta assorbente da cucina
e tenere da parte.

Lavare, asciugare con carta assorbente da cucina,
le foglie di prezzemolo, tritarle e tenere da parte.

Lavare, asciugare con carta assorbente da cucina,
le foglie di menta, tritarle e tenere da parte.

Pelare, tritare l’aglio e tenere da parte.

Introdurre nei carciofi il trito di prezzemolo,
metà dell’aglio, menta, salare e pepare.

Mettere, in una pentola di terracotta, con lo spargi-fiamma sotto,
i carciofi uno accanto all’altro.

Versare sopra l’olio evo e l’atra metà di aglio,
distribuire bene aglio ed olio sui carciofi
e cuocere per 10 minuti a fiamma moderata.

Aggiungere il vino bianco, il brodo vegetale,
mettere il suo coperchio di terracotta sulla pentola
e cuocere per 60 minuti a fiamma bassa.

Il sugo deve essere completamente ristretto.

Servire in tavola direttamente nella pentola di terracotta
se servito come contorno o servire ogni commensale su piatto individuale
se servito come secondo piatto,
aumentando la dose individuale di ogni commensale.

 

Nota

I Carciofi alla Romana in Terracotta sono un piatto tipico della cucina tradizionale romana e laziale.

Il carciofo (Cynara scolymus ) è una pianta della famiglia delle Asteracaee coltivata in Italia ed in altri Paesi per uso alimentare e, secondariamente, medicinale. Il carciofo è una pianta erbacea perenne alta fino a 1,5 metri, provvista di un rizoma sotterraneo dalle cui gemme si sviluppano più fusti, che all’epoca della fioritura si sviluppano in altezza con una ramificazione dicotomica. Le varietà di carciofo sono classificate secondo diversi criteri. I principali sono i seguenti: in base alla presenza e allo sviluppo delle spine si distingue fra varietà spinose e inermi. Le prime hanno capolini con brattee terminati con una spina più o meno robusta, le inermi hanno invece brattee mutiche o mucronate. In base al colore del capolino si distingue fra varietà violette e verdi. In base al comportamento nel ciclo fenologico si distingue fra varietà autunnali o rifiorenti e varietà primaverili o unifere. Le prime si prestano alla forzatura in quanto possono produrre capolini nel periodo autunnale e una coda di produzione nel periodo primaverile. Le seconde sono adatte alla coltura non forzata in quanto producono capolini solo dopo la fine dell’inverno. Fra le varietà più famose si annoverano il Brindisino, il “Paestum” (carciofo IGP proveniente dall’omonima città della magna Grecia di Capaccio-Paestum), Spinoso sardo (coltivato anche in Liguria con il nome di Carciofo spinoso d’Albenga), il Catanese, il Verde di Palermo, il Carciofo di Montelupone verde, il Romanesco, il Mazzaferrata di Cupello, il Violetto di Toscana, il Precoce di Chioggia, il Violetto di Provenza, il Violetto di Niscemi. Le varietà di maggiore diffusione in passato erano il Catanese, lo Spinoso sardo e il Violetto di Provenza, fra i tipi autunnali forzati, e il Romanesco e il Violetto di Toscana fra quelli primaverili non forzati. Lo Spinoso sardo, una delle varietà più apprezzate nel mercato locale ed in alcuni mercati dell’Italia settentrionale ha subito un drastico ridimensionamento dagli anni novanta a causa della ridotta pezzatura media dei capolini e della minore capacità produttiva rispetto ad altre cultivar (Tema, Terom, Macau, ecc.). Il basso contenuto calorico del carciofo fa sì che sia specialmente indicato nelle diete dimagranti. I fiori, contengono il lab-fermento (chimosina), che si usa come caglio del latte. La cucina Ligure valorizza molto questo ingrediente, che, per il fatto di maturare in primavera, diventa in tale periodo il componente di una variante della locale torta pasqualina, specialità tradizionalmente a base di bietole. Specialità della cucina Romana sono invece il Carciofo alla Romana (stufato in olio di oliva, brodo vegetale, prezzemolo, aglio e mentuccia), il carciofo alla Giudia fritto in olio di oliva, i carciofi fritti in pastella e l’insalata di carciofi (crudi a lamelle). Anche nella cucina siciliana, dove specialmente nella piana di Gela, e nella vicina Niscemi, vengono prodotti una larga fetta dell’output nazionale, il carciofo ricopre un ruolo di rilievo, venendo utilizzato in molte pietanze ed anche consumato in occasione di festività locali e religiose.

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Luciano Bambini
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