Charlotte al Kirsch

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Ingredienti

Regola porzioni:
130gr Mandorle pelate
150gr Zucchero
180gr Burro
250gr Savoiardi
1/2 bicchiere kirsch

Informazioni nutrizionali

5,8g
Proteine
301k
Calorie
16,1g
Grassi
42,8g
Carboidrati
3,5g
Zuccheri

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Charlotte al Kirsch

Charlotte al Kirsch

Caratteristiche:
  • Tradizionale

In una ciotola capiente mettere lo zucchero, le mandorle tritate, il burro, il kirsch e frustare con lo sbattitore elettrico al fine di ottenere un impasto omogeneo.
Mettere i biscotti in uno stampo e rivestire il fondo e le pareti in modo che sia interamente ricoperto.
Versare all’interno il composto preparato in modo da ricoprire ogni sua parte, livellare con una spatola per dolci e ricoprirlo interamente con altri savoiardi.
Mettere la charlotte in frigorifero e lasciala per almeno 12 ore, quindi è meglio prepararla il giorno prima per consumarla il giorno dopo.

  • 25
  • Porzioni 6
  • Easy

Ingredienti

Indicazioni

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Charlotte al Kirsch

La Charlotte al Kirsch è un ottimo dessert da fine pasto da servire accompagnata con una crema pasticcera o Chantilly.

Disporre tutti gli ingredienti dosati sul piano di lavoro.

Con il mixer tritare finemente le mandorle
e tenere da parte.

In una ciotola capiente mettere lo zucchero,
le mandorle tritate, il burro, il kirsch e frustare con lo sbattitore elettrico
al fine di ottenere un impasto omogeneo.

Mettere i biscotti in uno stampo e rivestire il fondo
e le pareti in modo che sia interamente ricoperto.

Versare all’interno il composto preparato in modo da ricoprire ogni sua parte,
livellare con una spatola per dolci e ricoprirlo interamente con altri savoiardi.

Mettere la charlotte in frigorifero e lasciala per almeno 12 ore,
quindi è meglio prepararla il giorno prima per consumarla il giorno dopo.

Prima di servirla in tavola,
a piacere guarnire la parte superiore della charlotte con frutti di bosco
o spolverizzare con zucchero a velo.

Servire in tavola su piatto di portata
o su alzatina per dolci.

 

 

Nota
La Charlotte al Kirsch è un dolce che si prepara a freddo e va consumato freddo.

CREMA PASTICCERA
Ingredienti:
½ l. latte – 150 gr zucchero – 50 gr farina
– 5 tuorli d’uovo – vanillina o 1 limone (bucce)

In una pentola scaldare il latte con vanillina o scorza di limone.

Miscelare bene lo zucchero con la farina ed aggiungere un pizzico di vanillina.

A questo impasto va versato sopra il latte e frustare bene.

Aggiungere i tuorli e mescolare il tutto a fuoco medio con cucchiaio di legno in modo da ottenere una crema.

Si può aromatizzare con chicchi di caffè, chiodi di garofano, cannella o altro. Se si usano spezie filtrare il latte prima di versarlo sull’impasto.

Questa crema messa in un contenitore e coperta con pellicola per alimenti dura in frigorifero per 4 giorni.

CREMA CHANTILLY
Ingredienti:
Crema pasticcera – panna da montare

Alla crema pasticcera si deve amalgamare la panna montata delicatamente, con un cucchiaio di legno, con movimenti dal basso verso l’alto.

Ogni 200gr di crema pasticcera si devono amalgamare 400gr di panna montata per ottenere la crema chantilly.

400gr di panna montata corrispondono 250gr di panna liquida.

Il burro è la parte grassa del latte, separata dal latticello tramite un processo di inversione di fase, derivante dalla panna. Il risultato del procedimento è un’emulsione, principalmente di acqua, in cui risultano disciolti zuccheri e proteine, nei grassi, nella cui fase fluida cristallizzano in parte.

Si tratta di un fluido con punto di rammollamento prossimo alla temperatura ambiente (32-35 °C), di aspetto solido e consistenza morbida con un colore variabile da bianco latte fino a giallo deciso, ricavato dalla parte lipidica del latte di diversi animali per inversione della panna ed eventuale fermentazione, nella tradizione europea continentale, o salatura, nei paesi anglosassoni. Viene usato come condimento e in cucina, analogamente oli vegetali e allo strutto. A parte l’uso alimentare, ha trovato uso come ingrediente in cosmetici, medicinali e lubrificanti.

Solitamente è di colore giallo pallido, e può variare da giallo intenso a quasi bianco. Indicativamente, per quanto riguarda il prodotto naturale e nelle produzioni derivanti da latte di animali ad alimentazione fresca, è bianco d’inverno e più giallo d’estate, a causa della diversa alimentazione degli animali da latte, fonte di caratenoidi naturali. Il colore giallo può anche essere conseguenza di alterazioni, dall’irrancidimento fino all’eventuale aumento della carica batterica acquisita, a causa di un periodo di tempo relativamente lungo trascorso tra la mungitura e la burrificazione, inoltre può essere colorato artificialmente con carotene ed altre sostanze. Il colore bianco, può invece riottenersi per procedimenti industriali di rifusione.

Secondo la legge italiana (l. 202/1983) la denominazione senza aggettivi di burro “è riservata al prodotto ottenuto dalla crema ricavata dal latte di vacca e al prodotto ottenuto dal siero di latte di vacca” e non può contenere grassi diversi aggiunti; come sovrascritto esistono varietà di burro di altre origini.

La composizione tipica di un prodotto commerciale definita dal Cosex Alimentarius è:

Grasso: minimo 80% con fosfolipidi (0,35%) steroli (0,21%) acidi grassi liberi(0,12%)

Acqua: max 16%

Solidi non lipidi : max 2% di cui lattosio (0,5-1,0%), proteine (0,4-0,8%), sali (0,1-0,2%)

I grassi presenti nel burro hanno la caratteristica di vedere una dominanza di acidi grassi volatili, solubili o insolubili in acqua, fatto che rende il burro differente dagli altri analoghi prodotti alimentari, per digeribilità (più digeribile a crudo e prestare attenzione a caldo per il suo basso punto di fumo, 150 °C contro i 238 °C dell’olio di soia) e per le vie metaboliche che caratterizzano la digestione degli stessi.
Il pur relativamente alto grado di saturazione dei grassi presenti, ma su catene molecolari più brevi (elevato tenore di C3-C10) ne fa un alimento differente dagli altri grassi ricchi di saturi di derivazione animale (lardo, strutto, grassi carnei) o vegetale (oli di cocco, palma e palmisti, margarine). Gli acidi grassi a corta e media catena, più solubili in acqua, si assorbono infatti a livello intestinale per proseguire nel fegato il processo metabolico, senza passare dalla fase di chilomicroni e dalle vie linfatiche dei grassi più pesanti.

La burrificazione è il processo di produzione del burro, in cui 100 litri di latte vengono trasformati in 4-5 chili di prodotto finito. Si diversifica a seconda del tipo di burro prodotto. In Italia il principale tipo è da affioramento, mentre in altri paesi d’Europa prevale il migliore tipo da centrifugazione.

Il burro generalmente inizia ad ammorbidirsi attorno ai 15°, molto al di sopra delle temperature dei normali frigoriferi. Il “cassetto del burro” che si può trovare in molti frigoriferi può essere una delle parti più calde all’interno dell’elettrodomestico, ma lascia comunque il burro piuttosto duro. Mantenere il burro strettamente incartato ritarda l’irrancidimento, causato dall’esposizione alla luce o all’aria, ed evita che il burro assuma altri odori. Il burro, se ben incartato, può essere conservato diversi mesi in un normale frigorifero.

Il burro ricopre un importante ruolo in pasticceria, dove è usato analogamente ad altri grassi solidi (come lo strutto, mantenendo una posizione privilegiata in virtù del suo sapore, particolarmente adatto alla preparazione di dolci. Talvolta, per alcuni prodotti dolciari, viene utilizzato un particolare burro, prodotto per winterrizzazione, che ha un punto di fusione più alto

Il burro ha anche altri usi, tradizionali e non legati alla cucina. Per esempio, nei Paesi Bassi il burro rancido era utilizzato come lubrificante degli ingranaggi dei mulini a vento, mentre nell’area himalayana è tuttora utilizzato per produrre lampade a burro accese nei monasteri con finalità sia religiose che pratiche.

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