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Chiacchiere Emiliane

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Ingredienti

Regola porzioni:
1kg Farina 00
3 Uova
200gr Burro
200ml Latte
100gr Zucchero
20gr Miele
150cl Marsala
1 bustina Vanillina o scoza di1 limone grattugiata
1/2 litro Olio d'arachidi
1 pizzico Sale

Informazioni nutrizionali

12,56gh
Proteine
143k
Calorie
9,51g
Grassi
0,72g
Carboidrati
0,4g
Zuccheri

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Chiacchiere Emiliane

Chiacchiere Emiliane

Caratteristiche:
  • Tradizionale

Impastare con le mani al fine di ottenere una palla liscia, omogenea ed elastica.
Coprire l’impasto con pellicola per alimenti e lasciare riposare per 30 minuti
Sporcare con un po’ di farina il piano di lavoro e tirare un po’ di pasta per volta con il mattarello.
Preparare dei rettangoli 12x4 cm e praticare un taglio di 5 cm al centro.
In una padella antiaderente capiente mettere l’olio di arachidi a scaldare.
Mettere un po’ per volta i rettangoli di impasto preparati nell’olio ben caldo a friggere fino a doratura.
Togliere le chiacchiere con il mestolo forato e depositarle su carta assorbente da cucina per eliminare l’olio in eccesso.
Depositarle su piatto da portata e cospargerle con zucchero a velo.

  • 40
  • Porzioni 8
  • Easy

Ingredienti

Indicazioni

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Chiacchiere Emiliane

Le Chiacchiere Emiliane sono dei dolci tipici della tradizione culinaria italiana preparati durante il periodo di Carnevale, chiamati anche con molti altri nomi regionali

Per le Chiacchiere Emiliane
disporre tutti gli ingredienti dosati sul piano di lavoro.

Grattugiare la buccia di limone e tenere da parte.

Sul piano di lavoro fare un cerchio con la farina.

Mettere all’interno lo zucchero,
il sale, le uova, il burro, il latte,
la buccia grattugiata di limone o la vanillina,
il miele ed il marsala.

Impastare con le mani
al fine di ottenere una palla liscia,
omogenea ed elastica.

Coprire l’impasto con pellicola per alimenti
e lasciare riposare per 30 minuti

Sporcare con un po’ di farina il piano di lavoro
e tirare un po’ di pasta per volta con il mattarello.

Preparare dei rettangoli 12×4 cm
e praticare un taglio di 5 cm al centro.

In una padella antiaderente capiente
mettere l’olio di arachidi a scaldare.

Mettere un po’ per volta i rettangoli di impasto
preparati nell’olio ben caldo a friggere fino a doratura.

Togliere le chiacchiere con il mestolo forato
e depositarle su carta assorbente da cucina
per eliminare l’olio in eccesso.

Depositarle su piatto da portata
e cospargerle con zucchero a velo.

 

Servire in tavola su piatto di portata
o su alzatina per dolci.

 

 

Nota
La loro tradizione risale a quella delle frictilia, i dolci fritti nel grasso che nell’antica Roma venivano preparati proprio durante il periodo del calendario romano corrispondente al Carnevale della Chiesa Cattolica.

La cottura delle chiacchiere avviene con la frittura, che le rende croccanti e friabili, tuttavia in tempi recenti si è diffusa la cottura al forno che è considerata più salutare. Infine si spolvera con zucchero a velo o, secondo alcune varianti, possono anche essere coperte da miele, cioccolato, innaffiate con alchermes o servite con il cioccolato fondente o con mascarpone montato e zuccherato.

Il burro è la parte grassa del latte, separata dal latticello tramite un processo di inversione di fase, derivante dalla panna. Il risultato del procedimento è un’emulsione, principalmente di acqua, in cui risultano disciolti zuccheri e proteine, nei grassi, nella cui fase fluida cristallizzano in parte.

Si tratta di un fluido con punto di rammollamento prossimo alla temperatura ambiente (32-35 °C), di aspetto solido e consistenza morbida con un colore variabile da bianco latte fino a giallo deciso, ricavato dalla parte lipidica del latte di diversi animali per inversione della panna ed eventuale fermentazione, nella tradizione europea continentale, o salatura, nei paesi anglosassoni. Viene usato come condimento e in cucina, analogamente oli vegetali e allo strutto. A parte l’uso alimentare, ha trovato uso come ingrediente in cosmetici, medicinali e lubrificanti.

Solitamente è di colore giallo pallido, e può variare da giallo intenso a quasi bianco. Indicativamente, per quanto riguarda il prodotto naturale e nelle produzioni derivanti da latte di animali ad alimentazione fresca, è bianco d’inverno e più giallo d’estate, a causa della diversa alimentazione degli animali da latte, fonte di caratenoidi naturali. Il colore giallo può anche essere conseguenza di alterazioni, dall’irrancidimento fino all’eventuale aumento della carica batterica acquisita, a causa di un periodo di tempo relativamente lungo trascorso tra la mungitura e la burrificazione, inoltre può essere colorato artificialmente con carotene ed altre sostanze. Il colore bianco, può invece riottenersi per procedimenti industriali di rifusione.

Secondo la legge italiana (l. 202/1983) la denominazione senza aggettivi di burro “è riservata al prodotto ottenuto dalla crema ricavata dal latte di vacca e al prodotto ottenuto dal siero di latte di vacca” e non può contenere grassi diversi aggiunti; come sovrascritto esistono varietà di burro di altre origini.

La composizione tipica di un prodotto commerciale definita dal Cosex Alimentarius è:

Grasso: minimo 80% con fosfolipidi (0,35%) steroli (0,21%) acidi grassi liberi(0,12%)

Acqua: max 16%

Solidi non lipidi : max 2% di cui lattosio (0,5-1,0%), proteine (0,4-0,8%), sali (0,1-0,2%)

I grassi presenti nel burro hanno la caratteristica di vedere una dominanza di acidi grassi volatili, solubili o insolubili in acqua, fatto che rende il burro differente dagli altri analoghi prodotti alimentari, per digeribilità (più digeribile a crudo e prestare attenzione a caldo per il suo basso punto di fumo, 150 °C contro i 238 °C dell’olio di soia) e per le vie metaboliche che caratterizzano la digestione degli stessi.
Il pur relativamente alto grado di saturazione dei grassi presenti, ma su catene molecolari più brevi (elevato tenore di C3-C10) ne fa un alimento differente dagli altri grassi ricchi di saturi di derivazione animale (lardo, strutto, grassi carnei) o vegetale (oli di cocco, palma e palmisti, margarine). Gli acidi grassi a corta e media catena, più solubili in acqua, si assorbono infatti a livello intestinale per proseguire nel fegato il processo metabolico, senza passare dalla fase di chilomicroni e dalle vie linfatiche dei grassi più pesanti.

La burrificazione è il processo di produzione del burro, in cui 100 litri di latte vengono trasformati in 4-5 chili di prodotto finito. Si diversifica a seconda del tipo di burro prodotto. In Italia il principale tipo è da affioramento, mentre in altri paesi d’Europa prevale il migliore tipo da centrifugazione.

Il burro generalmente inizia ad ammorbidirsi attorno ai 15°, molto al di sopra delle temperature dei normali frigoriferi. Il “cassetto del burro” che si può trovare in molti frigoriferi può essere una delle parti più calde all’interno dell’elettrodomestico, ma lascia comunque il burro piuttosto duro. Mantenere il burro strettamente incartato ritarda l’irrancidimento, causato dall’esposizione alla luce o all’aria, ed evita che il burro assuma altri odori. Il burro, se ben incartato, può essere conservato diversi mesi in un normale frigorifero.

Il burro ricopre un importante ruolo in pasticceria, dove è usato analogamente ad altri grassi solidi (come lo strutto, mantenendo una posizione privilegiata in virtù del suo sapore, particolarmente adatto alla preparazione di dolci. Talvolta, per alcuni prodotti dolciari, viene utilizzato un particolare burro, prodotto per winterrizzazione, che ha un punto di fusione più alto

Il burro ha anche altri usi, tradizionali e non legati alla cucina. Per esempio, nei Paesi Bassi il burro rancido era utilizzato come lubrificante degli ingranaggi dei mulini a vento, mentre nell’area himalayana è tuttora utilizzato per produrre lampade a burro accese nei monasteri con finalità sia religiose che pratiche.

 

 

Chiacchiere

 

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