Ciambella alla Bolognese

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Ingredienti

Regola porzioni:
400gr Farina 00
100cl Latte
150gr Zucchero
154gr Lievito in in polvere per torte
1 Uova
1 Tuorlo
50gr Burro
50gr Granella di zucchero
1 bustina Vanillina
1 pizzico Sale

Informazioni nutrizionali

5,5g
Proteine
291k
Calorie
6,9g
Grassi
41g
Carboidrati
5,8g
Zuccheri

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Ciambella alla Bolognese

Ciambella alla BologneseCiambella alla Bolognese

Caratteristiche:
  • Tradizionale

In 1 ciotola mettere la farina, lo zucchero, il burro, li lievito, il latte, la vanillina, 1 uovo, il sale ed azionare le fruste elettriche ritorte al fine di ottenere un composto liscio ed omogeneo.
Imburrare il fondo di una teglia da forno per ciambella, versare il composto e livellarlo con una spatola per dolci.
Spennellarlo con il tuorlo sbattuto, mettere sopra a tutta la ciambella la granella di zucchero
Infornare a forno caldo a 180°C per 30 minuti o fino a doratura.

  • 45
  • Porzioni 8
  • Easy

Ingredienti

Indicazioni

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Ciambella alla Bolognese

La Ciambella alla Bolognese, è una torta antica era una torta della festa e di compleanno. La Ciambella alla Bolognese è ottima anche da servire con il thè, per la merenda o per la prima colazione con il caffè-latte od il cappuccino.

Per la Ciambella alla Bolognese
disporre tutti gli ingredienti dosati sul piano di lavoro.

Togliere il burro dal frigorifero
e lasciare a temperatura ambiente.

In 1 ciotola mettere la farina, lo zucchero,
il burro, li lievito, il latte, la vanillina, 1 uovo,
il sale ed azionare le fruste elettriche ritorte
al fine di ottenere un composto liscio ed omogeneo.

Imburrare il fondo di una teglia da forno per ciambella,
versare il composto e livellarlo con una spatola per dolci.

Spennellarlo con il tuorlo sbattuto,
mettere sopra a tutta la ciambella la granella di zucchero

Infornare a forno caldo a 180°C per 30 minuti
o fino a doratura.

Far raffreddare la torta
e posizionarla su di un piatto di portata

 

Servire in tavola su piatto di portata
o su alzatina per dolci.

 

 

Nota
La farina alimentare (dal latino farīna, derivato da far «farro») è il prodotto della macinazione dei frutti secchi o dei semi di varie piante: si ha farina di grano, di mais, di orzo, di farro, di riso, di avena, di segale, di castagne, di ceci, di mandorle, di grano saraceno. Comunemente però indichiamo col nome di farina, senza specificarne l’origine, quella ottenuta dal grano tenero (Triticum aestivum) e usata per la panificazione, in pasticceria e in cucina. La farina di grano duro, usata per la panificazione e la produzione di pasta alimentare, prende il nome di “semola”.

Una “farina” è un prodotto macinato fine; alla vista non sono distinguibili i singoli frammenti e al tatto risulta come una polvere impalpabile, come il talco o la polvere di cacao.

La farina 00 è quella più raffinata e priva di particelle di crusca e cruschello.

La farina integrale è quella con la più alta percentuale di cruschello e crusca, la legge italiana impone dei limiti che sono 1,3%-1,7% di presenza di ceneri (nella tabella qui sotto il valore delle ceneri corrisponde al valore di sali minerali). Il grano tenero macinato veramente in modo integrale possiede mediamente una percentuale di ceneri (sali minerali) che varia dal 2 al 2,2%, quindi nella farina integrale normalmente commercializzata una parte della crusca è asportata.

La proprietà più importante della farina è il fattore di panificabilità (chiamato spesso “Forza”, cioè la capacità di resistere nell’arco del tempo alla lavorazione. La Forza della farina deriva dalla qualità del grano macinato per produrla, quindi dal suo contenuto proteico, in particolare di quello di unità proteiche insolubili in acqua gliadine e glutenine. Queste proteine semplici poste a contatto con l’acqua e grazie all’azione meccanica dell’impastare, formano un complesso proteico detto glutine, che costituisce la struttura portante dell’impasto. Si tratta di un complesso viscoelastico stabilizzato da legami di natura covalente (ponti di solfuro, etc.) e non (legami idrogeno, ionici, interazioni di tipo idrofobico, forze di Van der Waals, etc.) che trattiene sia i componenti dell’impasto, microrganismi compresi, sia i gas, metaboliti secondari ecc. che si sviluppano all’interno nella struttura.

Le farine in commercio al dettaglio hanno un fattore di panificabilità variabile. Solitamente quella delle farine 0 e 00 generiche si aggira sul W 150, quella delle 00 specifiche per prodotti non lievitati (creme, torte a lievitazione chimica come il plum-cake, biscotti, crostate) dal W 80 al W 150, quella delle 00 e 0 specifiche per pizza dal W 200 al W 280, quella delle 00 specifiche per dolci lievitati intorno al W 300. Le farine chiamate manitoba portano il nome della provincia del Manitoba (Canada) di cui è originario il grano con cui sono prodotte; attualmente questa varietà è coltivata in tutto il mondo. La farina manitoba presenta un alto contenuto proteico e conseguentemente una maggiore capacità di assorbimento dei liquidi, maggiore elasticità e resistenza, comunque queste proprietà non implicano un maggior valore del fattore di panificabilità (forza) per cui non è detto che le farine manitoba siano più forti di altre varietà.

Le confezioni per uso domestico oramai indicano spesso sia il valore W della farina sia la composizione del prodotto. Se non è presente il valore di W, una qualche indicazione è data dal contenuto proteico. Quest’ultimo è sempre dichiarato ed è espresso in grammi e in percentuale nella tabella dei valori nutrizionali. Una farina 00 standard ne contiene ca. 9,5 g, una manitoba ca. 12,5. Più è alto il contenuto proteico, più la farina è da ritenersi forte e più lungo è il tempo minimo richiesto per la lievitazione.

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