Ingredienti
- 8 fette Pancarrè
- 16 Uova di quaglia
- 250gr Prosciutto crudo
- 1 Cipollotti
- 1 ciuffetto Prezzemolo
- 1 rametto Maggiorana
- 1 rametto Timo
- 120gr Burro
- 2 cucchiai Olio Evo
- qb Pepe
- qb Sale
Direzione
Crostini con Uova di Quaglia
I Crostini con Uova di Quaglia sono un antipasto semplice, gustoso e saporito ideale per iniziare un pranzo od una cena in famiglia o con amici o per un buffet.
Per i Crostini con Uova di Quaglia disporre tutti gli ingredienti dosati sul piano di lavoro.
Togliere il burro dal frigorifero e lasciare a temperatura ambiente.
Lavare, asciugare con carta assorbente da cucina, le foglie di prezzemolo, tritarle e tenere da parte.
Lavare, asciugare con carta assorbente da cucina, le foglie di timo, tritarle e tenere da parte.
Lavare, asciugare con carta assorbente da cucina, le foglie di maggiorana, tritarle e tenere da parte.
Pulire dalle prime foglie il cipollotto, tagliare la testa ed il fondo con le radici, lavare, tritarlo e tenere da parte.
Sul piano di lavoro con un coltello ben affilato tritare il prosciutto crudo e tenere da parte.
Togliere la crosta dalle fette di pancarrè, tagliarle in diagonale in modo da ricavare 2 triangoli l’una, tostarle nel tostapane o in forno.
Distribuire ordinatamente i crostini su di un piatto di portata.
In una ciotola mettere il prosciutto crudo, il cipollotto, il timo, la maggiorana il prezzemolo tutti tritati, l’olio evo, mescolare, coprire la ciotola con pellicola per alimenti e far marinare per 120 minuti.
Distribuire equamente la marinata su ogni crostino.
In un padellino antiaderente mettere a sfrigolare 1 noce di burro.
Rompere 1 uovo e friggerlo nel burro con pepe e sale, a cottura ultimata raccoglierlo con una paletta e mettere su di un crostino preparato sul piatto di portata.
Effettuare questa operazione per altre 15 volte a cominciare mettere 1 noce di burro.….., le uova vanno fritte 1 per volta.
Servire in tavola direttamente sul piatto di portata preparato.
Nota
I crostini di pancarrè possono essere sostituiti da fette di pane casereccio.
Il prosciutto crudo è un salume tipico italiano (prodotto agroalimentare tipico italiano) ottenuto dalla salatura a secco dalla coscia del maiale, in particolare da animali che hanno raggiunto un peso intorno ai 150 kg.
Specialità ottenute dallo stesso taglio anatomico in nazioni diverse dall’Italia assumono nomi specifici e non possono essere assimilate al prodotto italiano, soprattutto in virtù del fatto che la specificità del prosciutto crudo italiano risiede nelle particolari tecniche produttive e nella stagionatura in microclimi specifici.
Le prime notizie della produzione di prosciutto in Italia possono ricondursi alla civiltà Etrusca del VI E V secolo A.C., ma soprattutto alla civiltà dell’antica Roma, esiste tuttora una via romana denominata “Panisperna” (panis=pane e perna=coscia di maiale).
Le testimonianze di storici dell’epoca romana non mancano, ed infatti Ippocrate nel V secolo A.C. considerava la carne di maiale ” quella che fornisce più energia al corpo e la più digeribile”.
Ancora, Catone nel II secolo A. C. nel suo De Agricoltura spiegava i metodi di conservazione della coscia di suino.
Il maiale che abita per lo più nella Maremma Toscana e nella Pianura Padana è considerato fonte di sostentamento ideale. Inoltre grazie ai processi messi in atto, seppur in maniera ancora rudimentale, diviene il pasto più facile per gli eserciti.
La conservazione a lunga durata per i tempi permetteva a questo prodotto di essere una provvista eccellente e duratura, in grado di fornire anche le proteine necessarie per essere fonte di sostentamento per qualche giorno.
Il prosciutto crudo si ottiene tramite salatura e successiva stagionatura della coscia (arto posteriore) del maiale; tale taglio di carne è detto infatti “prosciutto”. In nessun caso può essere utilizzato il termine “prosciutto crudo” per definire specialità salate ottenute da altre parti anatomiche del suino, ivi compresa la spalla.
Il prosciutto crudo viene conciato a secco e lavorato con sale marino. Alcuni disciplinari di prosciutti DOP escludono tassativamente l’impiego di conservanti, mentre nella maggior parte dei prosciutti prodotti in Italia è consentito l’uso di nitrati nelle quantità previste dalla legge. L’utilizzo di nitrati è comunque molto raro. Dopo la salatura iniziale e l’inizio dei processi di fermentazione, il prosciutto crudo viene stagionato (e in questa fase perde una buona percentuale di acqua: la parola prosciutto deriva, infatti, dal latino perexsuctum che significa “prosciugato”).
Dal punto di vista prettamente tecnico, il processo di stagionatura può essere equiparato a quello di una naturale mummificazione per disidratazione
Alcune varietà italiane di prosciutto sono: Prosciutti di Parma in essiccazione, prosciutto del Carso, p. di Carpegna, p. di casaletto, p. di Castelnuovo, prosciutto di cinta senese, p. di Cormons, p. di Cuneo, p. di Faeto, p. di Faleria, p. di Modena, p. di Monte, p. dei Nebrodi, p. di Norcia, p. di Parma, p. di Pietraroja, p. di San Daniele, p. Toscano, prosciutto Pratomagno, prosciutto Veneto-Berico- Euganeo, p. Sardo, p. di Sauris, Jambon de Bosses, p. di Trevico, p. di Venticano, prosciutto di Villagrande Strisaili.












