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Pinocchiate di Perugia

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Ingredienti

Regola porzioni:
400gr Pinoli
500gr Zucchero
200cl Acqua
40gr Farina 00
1 limone
50gr Cioccolato fondente

Informazioni nutrizionali

2,8g
Proteine
251k
Calorie
1,8g
Grassi
47,1g
Carboidrati
9,8g
Zuccheri

Pinocchiate di Perugia

Pinocchiate di Perugia

Caratteristiche:
  • Tradizionale

Aggiungere in 1 pentolino il limone grattugiato, ½ cucchiaio di farina, 200gr di pinoli e mescolare bene.
Aggiungere nell’altro pentolino il cioccolato grattugiato, ½ cucchiaio di farina, 200gr di pinoli e mescolare bene.
Quando i 2 impasti si saranno amalgamati bene toglierli dal fuoco e versarli sul piano di lavoro infarinato distanziati l’uno dall’altro.
Impastarli e stenderli allo spessore di ½ cm.
Tagliarli alla lunghezza di 1,5 cm, avvolgerli uno per uno in carta da forno come caramelle, arricciandone gli estremi.

  • 30
  • Porzioni 6
  • Easy

Ingredienti

Indicazioni

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Pinocchiate di Perugia

Le Pinocchiate di Perugia sono un buon dessert da proporre in un fine pranzo o cena con amici o per merenda per i più piccini.

Per le Pinocchiate di Perugia
disporre tutti gli ingredienti dosati sul piano di lavoro.

Lavare, asciugare con carta assorbente da cucina,
il limone, grattugiare la scorza e tenere da parte.

In un piatto fondo mettere la farina e tenere da parte.

In un piatto fondo grattugiare il cioccolato
e tenere da parte.

In 2 pentolini far sciogliere 250gr di zucchero in 100cl di acqua ciascuno
a fiamma moderata.

Per verificare il punto giusto di cottura
prelevare 1 cucchiaino di liquido dal pentolino
e versare una goccia in un bicchiere di acqua fredda
se la goccia indurisce lo sciroppo ha raggiunto il punto giusto di cottura.

Aggiungere in 1 pentolino il limone grattugiato,
½ cucchiaio di farina, 200gr di pinoli e mescolare bene.

Aggiungere nell’altro pentolino il cioccolato grattugiato,
½ cucchiaio di farina, 200gr di pinoli e mescolare bene.

Quando i 2 impasti si saranno amalgamati bene toglierli dal fuoco
e versarli sul piano di lavoro infarinato distanziati l’uno dall’altro.

Impastarli e stenderli allo spessore di ½ cm.

Tagliarli alla lunghezza di 1,5 cm,
avvolgerli uno per uno in carta da forno come caramelle,
arricciandone gli estremi.

Depositarli su piatto di portata.

 

Servire in tavola su piatto di portata
o su alzatina per dolci.

 

Nota
Le Pinocchiate alla Perugina sono i dolcetti tradizionali della cucina tradizionale Umbra molto usati nelle feste natalizie.

La farina alimentare (dal latino farīna, derivato da far «farro») è il prodotto della macinazione dei frutti secchi o dei semi di varie piante: si ha farina di grano, di mais, di orzo, di farro, di riso, di avena, di segale, di castagne, di ceci, di mandorle, di grano saraceno. Comunemente però indichiamo col nome di farina, senza specificarne l’origine, quella ottenuta dal grano tenero (Triticum aestivum) e usata per la panificazione, in pasticceria e in cucina. La farina di grano duro, usata per la panificazione e la produzione di pasta alimentare, prende il nome di “semola”.

Una “farina” è un prodotto macinato fine; alla vista non sono distinguibili i singoli frammenti e al tatto risulta come una polvere impalpabile, come il talco o la polvere di cacao.

La farina 00 è quella più raffinata e priva di particelle di crusca e cruschello.

La farina integrale è quella con la più alta percentuale di cruschello e crusca, la legge italiana impone dei limiti che sono 1,3%-1,7% di presenza di ceneri (nella tabella qui sotto il valore delle ceneri corrisponde al valore di sali minerali). Il grano tenero macinato veramente in modo integrale possiede mediamente una percentuale di ceneri (sali minerali) che varia dal 2 al 2,2%, quindi nella farina integrale normalmente commercializzata una parte della crusca è asportata.

La proprietà più importante della farina è il fattore di panificabilità (chiamato spesso “Forza”, cioè la capacità di resistere nell’arco del tempo alla lavorazione. La Forza della farina deriva dalla qualità del grano macinato per produrla, quindi dal suo contenuto proteico, in particolare di quello di unità proteiche insolubili in acqua gliadine e glutenine. Queste proteine semplici poste a contatto con l’acqua e grazie all’azione meccanica dell’impastare, formano un complesso proteico detto glutine, che costituisce la struttura portante dell’impasto. Si tratta di un complesso viscoelastico stabilizzato da legami di natura covalente (ponti di solfuro, etc.) e non (legami idrogeno, ionici, interazioni di tipo idrofobico, forze di Van der Waals, etc.) che trattiene sia i componenti dell’impasto, microrganismi compresi, sia i gas, metaboliti secondari ecc. che si sviluppano all’interno nella struttura.

Le farine in commercio al dettaglio hanno un fattore di panificabilità variabile. Solitamente quella delle farine 0 e 00 generiche si aggira sul W 150, quella delle 00 specifiche per prodotti non lievitati (creme, torte a lievitazione chimica come il plum-cake, biscotti, crostate) dal W 80 al W 150, quella delle 00 e 0 specifiche per pizza dal W 200 al W 280, quella delle 00 specifiche per dolci lievitati intorno al W 300. Le farine chiamate manitoba portano il nome della provincia del Manitoba (Canada) di cui è originario il grano con cui sono prodotte; attualmente questa varietà è coltivata in tutto il mondo. La farina manitoba presenta un alto contenuto proteico e conseguentemente una maggiore capacità di assorbimento dei liquidi, maggiore elasticità e resistenza, comunque queste proprietà non implicano un maggior valore del fattore di panificabilità (forza) per cui non è detto che le farine manitoba siano più forti di altre varietà.

Le confezioni per uso domestico oramai indicano spesso sia il valore W della farina sia la composizione del prodotto. Se non è presente il valore di W, una qualche indicazione è data dal contenuto proteico. Quest’ultimo è sempre dichiarato ed è espresso in grammi e in percentuale nella tabella dei valori nutrizionali. Una farina 00 standard ne contiene ca. 9,5 g, una manitoba ca. 12,5. Più è alto il contenuto proteico, più la farina è da ritenersi forte e più lungo è il tempo minimo richiesto per la lievitazione.

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Luciano Bambini
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