Salsa agrodolce cinese

Share it on your social network:

Or you can just copy and share this url

Ingredienti

Regola porzioni:
90gr Farina 00
80gr Salsa pomodoro
3 cucchiai Salsa soia
100gr Zucchero
10cl Aceto rosso

Informazioni nutrizionali

0,95g
Proteine
18k
Calorie
0,11g
Grassi
4,01g
Carboidrati
2,49g
Zuccheri

Aggiungi ricetta ai segnalibri

You need to login or register to bookmark/favorite this content.

Salsa agrodolce cinese

Salsa agrodolce cinese

Caratteristiche:
  • Tradizionale

Sciogliere bene la farina in ½ litro di acqua fredda.
Incorporare l'aceto, la salsa di soia, lo zucchero e mescolare bene.
Mettere il composto in un tegamino e cuocere a fuoco lento.
Quando arriva al punto di ebollizione unire la salsa al pomodoro, mescolare e togliere dal fuoco.

  • 20
  • Porzioni 4
  • Easy

Ingredienti

Indicazioni

Share

Salsa agrodolce cinese

La Salsa agrodolce cinese (cinese tradizionale: 甜酸醬; cinese semplificato: 甜酸酱; pinyin: tián suān jiàng) è una ricetta base che spesso accompagna antipasti e secondi piatti della cucina tradizionale cinese. La Salsa agrodolce cinese accompagna i gamberi o gli involtini primavera.

Per la Salsa agrodolce cinese
disporre tutti gli ingredienti dosati sul piano di lavoro.

Sciogliere bene la farina in ½ litro di acqua fredda.

Incorporare l’aceto, la salsa di soia, lo zucchero e mescolare bene.

Mettere il composto in un tegamino e cuocere a fuoco lento.

Quando arriva al punto di ebollizione
unire la salsa al pomodoro, mescolare e togliere dal fuoco.

Usare la salsa per tutte le preparazioni per cui necessiti il suo uso
o la si voglia utilizzare.

 

 

 

Nota
Ideale per carni e pesci.

La Salsa agrodolce cinese è buonissima con il fritto e con il pollo arrosto. La Salsa agrodolce cinese è ideale ad insaporire pesce, carne e verdure.

La farina alimentare (dal latino farīna, derivato da far «farro») è il prodotto della macinazione dei frutti secchi o dei semi di varie piante: si ha farina di mais, di orzo di farro, di riso, di avena, di segale, di castagne, di ceci, di mandorle, di grano saraceno. Comunemente però indichiamo col nome di farina, senza specificarne l’origine, quella ottenuta dal grano tenero (Triticum aestivum) e usata per la panificazione, in pasticceria ed in cucina. La farina di grano duro, usata per la panificazione e la produzione di pasta alimentare, prende il nome di “semola.

Una “farina” è un prodotto macinato fine; alla vista non sono distinguibili i singoli frammenti e al tatto risulta come una polvere impalpabile, come il talco o la polvere di cacao.

Spesso si utilizzano farine di cui alcune additivate volontariamente, mediante l’aggiunta di: agenti di trattamento, agenti antiagglomeranti, coadiuvanti tecnologici (enzimi come le xilanasi, le lipasi, le transglutamminasi, le alfa amilasi, ecc.) o “glutine vegetale secco”, acido ascorbico (E300), L-cisteina, per migliorarne le caratteristiche tecnologiche. Gli additivi consentiti dall’attuale normativa sono pertanto: glutine secco, acido ascorbico (E300), L-cisteina (E920), biossido di silice e silicati (E551 – E559), acido fosforico di – tri – polifosfati (E338 – 452), oltre chiaramente a tutti gli enzimi.

Le farine derivate da basse estrazioni (abburattamento del 70-75%) provengono principalmente dalla parte centrale del chicco e si contraddistinguono a occhio nudo per la loro purezza e candore; sono denominate in Italia farina tipo 00. Al contrario, una farina ad alto tasso di estrazione (circa 80%) sarà meno chiara in quanto contiene anche la farina proveniente dalla parte esterna del chicco (strato aleuronico); in relazione al contenuto in ceneri (minerali) possono essere denominate farina tipo 0, tipo 1 o tipo 2.

Un alto valore di W indica un alto contenuto di glutine; questo vuol dire che la farina assorbirà molta acqua e che l’impasto sarà resistente e tenace, e che lieviterà lentamente perché le maglie del reticolo di glutine saranno fitte e resistenti. Viceversa, un W basso indica una farina che ha bisogno di poca acqua e che lievita in fretta, ma che darà un impasto (e un pane) leggero e poco consistente.

Le farine in in commercio hanno un fattore di panificabilità variabile. Solitamente quella delle farine 0 e 00 generiche si aggira sul W 150, quella delle 00 specifiche per prodotti non lievitati creme, torte a lievitazione chimica come il plum cake, biscotti, crostate) dal W 80 al W 150, quella delle 00 e 0 specifiche per pizza dal W 200 al W 280, quella delle 00 specifiche per dolci lievitati intorno al W 300. Le farine chiamate manitoba portano il nome di una specifica regione, Manitoba, in Canada, di cui è originario il grano con cui sono prodotte (attualmente, però tale varietà è coltivata in tutto il mondo); tale varietà presenta un alto contenuto proteico e conseguentemente una maggiore capacità di assorbimento dei liquidi, maggiore elasticità e resistenza, ma non identificano il valore del fattore di panificabilità (forza) per cui non è detto che siano più forti di altre varietà.

Le confezioni per uso domestico oramai contengono spesso sia il valore W della farina, ma anche la composizione del prodotto. Se non è presente il valore di W, una qualche indicazione è data dal contenuto proteico. Quest’ultimo è sempre dichiarato ed è espresso in grammi e in percentuale nella tabella dei valori nutrizionali. Una farina 00 standard ne contiene ca. 9,5 g, una manitoba ca. 12,5. Più è alto il contenuto proteico, più la farina è da ritenersi forte e più lungo è il tempo minimo richiesto per la lievitazione.

 

 

Salsa Mornaix

 

 

(Visited 554 times, 1 visits today)

Recensioni ricetta

Non ci sono ancora recensioni per questa ricetta, usa un modulo qui sotto per scrivere la tua recensione
Salsa agli spinaci
precedente
Salsa agli spinaci
gnocchi fatti in casa pomodoro basilico
successivo
Gnocchi fatti in casa al pomodoro e basilico
Salsa agli spinaci
precedente
Salsa agli spinaci
gnocchi fatti in casa pomodoro basilico
successivo
Gnocchi fatti in casa al pomodoro e basilico

Inserisci un commento