Salsa alla Arrabbiata

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Ingredienti

Regola porzioni:
300gr Pomodori pelati
2 cucchiai Olio Evo
2 spicchi Aglio
1 Peperoncino
1 ciuffo Prezzemolo
qb Sale

Informazioni nutrizionali

1,87g
Proteine
40k
Calorie
0,64g
Grassi
8,81g
Carboidrati
5,3g
Zuccheri

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Salsa alla Arrabbiata

Salsa alla Arrabbiata

Caratteristiche:
  • Tradizionale

In una padella antiaderente mettere l’olio evo e l’aglio e farlo rosolare.
Togliere l’aglio ed aggiungere il peperoncino, cuocere per 2 minuti.
Aggiungere i pelati e mescolare.
Questi passaggi devono essere eseguiti in sequenza per favorire la “reazione” tra l’olio ed il prodotto versato.
Lasciare cuocere per circa 40 minuti.
Quando si spadella la pasta nella salsa ottenuta aggiungere il prezzemolo tritato.

  • 50
  • Porzioni 4
  • Easy

Ingredienti

Indicazioni

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La Salsa alla Arrabbiata è un condimento per la pasta dal sapore piccante, nata nella frazione di Ponte Rosso nel comune di Castel Sant’Angelo in provincia di Rieti ed estesasi poi in tutto il Lazio ed in tutta Italia.

Per la Salsa alla Arrabbiata
disporre tutti gli ingredienti dosati sul piano di lavoro.

Lavare, asciugare con carta assorbente da cucina,
le foglie di prezzemolo, tritarle e tenere da parte.

Lavare, asciugare con carta assorbente da cucina,
il peperoncino, e tenere da parte.

Pelare l’aglio e tenere da parte.

In una padella antiaderente mettere l’olio evo
e l’aglio e farlo rosolare.

Togliere l’aglio ed aggiungere il peperoncino,
cuocere per 2 minuti.

Aggiungere i pelati e mescolare.

Questi passaggi devono  essere eseguiti in sequenza
per favorire la “reazione” tra l’olio ed il prodotto versato.

Lasciare cuocere per circa 40 minuti.

Quando si spadella la pasta nella salsa ottenuta
aggiungere il prezzemolo tritato.

Servire in tavola su piatto di portata
o ad ogni commensale su piatto individuale.

 

Nota
La Salsa alla Arrabbiata, condimento per le famose penne all’arrabbiata, è un piatto celeberrimo della cucina povera italiana, sono state immortalate da film come La grande abbuffata di Marco Ferreri, Roma di Federico Fellini e Sette chili in sette giorni con Carlo Verdone.

Il nome deriverebbe dal fatto che, mangiando questo tipo di pasta si rischia, per via del peperoncino, di diventare rossi, proprio come quando ci si arrabbia.

Il Capsicum noto come peperoncino appartiene alla famiglia delle Solanaceae originario delle Americhe ma attualmente coltivato in tutto il mondo. Oltre al noto peperone il genere comprende varie specie di peperoncini piccanti, ornamentali e dolci. Secondo alcuni, il nome latino “Capsicum” deriva da “capsa”, che significa scatola, e deve il nome alla particolare forma del frutto, una bacca, che ricorda proprio una scatola con dentro i semi.

Il peperoncino piccante era usato come alimento fin da tempi antichissimi. Dalla testimonianza di reperti archeologici sappiamo che già nel 5500 a.C. era conosciuto in Messico come pianta coltivata, ed era la sola spezia usata dagli indiani del Perù e del Messico. In Europa il peperoncino giunse grazie a Cristoforo Colombo che lo portò dalle Americhe col suo secondo viaggio, nel 1493. Poiché Colombo sbarcò in un’isola caraibica, molto probabilmente la specie da lui incontrata fu il Capsicum Chinense, il più diffuso in quelle isole.

Il frutto viene consumato fresco, essiccato, affumicato, cotto o crudo. Oltre alla sua capacità di bruciare il palato, si utilizza anche per aromatizzare, nonché per fare salse piccanti. Nelle specie piccanti, la capsaicina si concentra nella parte superiore della capsula, dove ci sono ghiandole che la producono, diffondendosi poi lungo la capsula. Al contrario di quanto si crede comunemente, non sono i semi, ma la membrana interna, la placenta, che contiene la maggior parte di capsaicina: quindi è quasi inutile togliere i semi per ridurre la piccantezza del frutto, mentre è consigliabile togliere la placenta.

In Italia il peperoncino è ampiamente usato e alcune regioni ne hanno fatto, soprattutto ispirandosi a piatti spagnoli e aragonesi, la base dei propri piatti regionali, come la Calabria, con la sardella e la famosa nduja, la Basilicata con i peperoni cruschi (“croccanti” in dialetto) per preparare piatti come Acquasale e Baccalà alla Lucana, la Campania con il baccalà alla gualalegna (gualano=bracciante) dove si abbina il crusco con il piccante, al peperone di Senise(in dialetto locale Zafaran), che ha ottenuto il marchio IGP dall’Unione Europea) e in generale tutto il Sud peninsulare. All’estero il peperoncino è usato molto in Messico (nelle salse, nel chili con carne), in Nordafrica (dove è alla base della Harissa ), in India, in Thailandia e nelle due Coree. Le cucine indiana, indonesiana, cinese sono associate all’uso del peperoncino, sebbene la pianta sia arrivata in Asia solo dopo l’arrivo degli europei

Il peperoncino è un condimento molto popolare. Quattro composti del peperoncino, tra cui i flavonoidi e i capsaicinoidi, hanno un effetto antibatterico, cosicché cibi cotti col peperoncino possono essere conservati relativamente a lungo. Questo spiega anche perché più ci si sposta in regioni dal clima caldo, maggiore sia l’uso di peperoncino ed altre spezie.

La capsaicina provoca dolore e infiammazioni se consumata in eccesso. Rappresenta anche l’ingrediente principale nello spray al pepe, usato come “arma non letale”.

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