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Torta con Zibibbo

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Ingredienti

Regola porzioni:
400gr Farina 00
300gr Uva bianca Zibibbo
3 cucchiai Olio Evo
250cl Acqua
qb Sale

Informazioni nutrizionali

4,2g
Proteine
275k
Calorie
8,6g
Grassi
48g
Carboidrati
3,9g
Zuccheri

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Torta con Zibibbo

Torta con Zibibbo

Caratteristiche:
  • Tradizionale

In una ciotola capiente mettere la farina, gli acini di zibibbo, l’olio evo, 1 pizzico di sale, l’acqua e sbattere con lo sbattitore elettrico con fruste ritorte al fine di ottenere un composto denso ma non troppo duro, nel caso aggiungere acqua.
Mettere l’impasto ottenuto in una tortiera con cerniera foderata con carta da forno, livellare l’impasto con una spatola per dolci.
Infornare a forno caldo a 180° C per 60 minuti.

  • 75
  • Porzioni 8
  • Easy

Ingredienti

Indicazioni

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Torta con Zibibbo

La Torta con Zibibbo è un dolce della tradizione siciliana, più precisamente di Pantelleria, è la torta ideale per le feste domenicali.

Per la Torta con Zibibbo
disporre tutti gli ingredienti dosati sul piano di lavoro.

Lavare, asciugare con carta assorbente da cucina,
gli acini di zibibbo e tenere da parte.

In una ciotola capiente mettere la farina, gli acini di zibibbo,
l’olio evo, 1 pizzico di sale, l’acqua e sbattere con lo sbattitore elettrico con fruste ritorte
al fine di ottenere un composto denso ma non troppo duro, nel caso aggiungere acqua.

Mettere l’impasto ottenuto in una tortiera con cerniera foderata con carta da forno,
livellare l’impasto con una spatola per dolci.

Infornare a forno caldo a 180° C per 60 minuti.

Sfornare la torta e far raffreddare e togliere la cerniera.

Servire in tavola, la torta,
su piatto di portata o su alzatina per dolci decorando a piacere.

 

 

Nota
Lo zibibbo è il nome di un vitigno a bacca bianca (chiamato anche Moscato d’Alessandria d’Egitto) o del vino dolce che se ne ottiene.

La parola “zibibbo” deriva dalla parola araba zabib che vuol dire “uvetta” o “uva passita”.

La farina alimentare (dal latino farīna, derivato da far «farro») è il prodotto della macinazione dei frutti secchi o dei semi di varie piante: si ha farina di grano, di mais, di orzo, di farro, di riso, di avena, di segale, di castagne, di ceci, di mandorle, di grano saraceno. Comunemente però indichiamo col nome di farina, senza specificarne l’origine, quella ottenuta dal grano tenero (Triticum aestivum) e usata per la panificazione, in pasticceria e in cucina. La farina di grano duro, usata per la panificazione e la produzione di pasta alimentare, prende il nome di “semola”.

Una “farina” è un prodotto macinato fine; alla vista non sono distinguibili i singoli frammenti e al tatto risulta come una polvere impalpabile, come il talco o la polvere di cacao.

La farina 00 è quella più raffinata e priva di particelle di crusca e cruschello.

La farina integrale è quella con la più alta percentuale di cruschello e crusca, la legge italiana impone dei limiti che sono 1,3%-1,7% di presenza di ceneri (nella tabella qui sotto il valore delle ceneri corrisponde al valore di sali minerali). Il grano tenero macinato veramente in modo integrale possiede mediamente una percentuale di ceneri (sali minerali) che varia dal 2 al 2,2%, quindi nella farina integrale normalmente commercializzata una parte della crusca è asportata.

La proprietà più importante della farina è il fattore di panificabilità (chiamato spesso “Forza”, cioè la capacità di resistere nell’arco del tempo alla lavorazione. La Forza della farina deriva dalla qualità del grano macinato per produrla, quindi dal suo contenuto proteico, in particolare di quello di unità proteiche insolubili in acqua gliadine e glutenine. Queste proteine semplici poste a contatto con l’acqua e grazie all’azione meccanica dell’impastare, formano un complesso proteico detto glutine, che costituisce la struttura portante dell’impasto. Si tratta di un complesso viscoelastico stabilizzato da legami di natura covalente (ponti di solfuro, etc.) e non (legami idrogeno, ionici, interazioni di tipo idrofobico, forze di Van der Waals, etc.) che trattiene sia i componenti dell’impasto, microrganismi compresi, sia i gas, metaboliti secondari ecc. che si sviluppano all’interno nella struttura.

Le farine in commercio al dettaglio hanno un fattore di panificabilità variabile. Solitamente quella delle farine 0 e 00 generiche si aggira sul W 150, quella delle 00 specifiche per prodotti non lievitati (creme, torte a lievitazione chimica come il plum-cake, biscotti, crostate) dal W 80 al W 150, quella delle 00 e 0 specifiche per pizza dal W 200 al W 280, quella delle 00 specifiche per dolci lievitati intorno al W 300. Le farine chiamate manitoba portano il nome della provincia del Manitoba (Canada) di cui è originario il grano con cui sono prodotte; attualmente questa varietà è coltivata in tutto il mondo. La farina manitoba presenta un alto contenuto proteico e conseguentemente una maggiore capacità di assorbimento dei liquidi, maggiore elasticità e resistenza, comunque queste proprietà non implicano un maggior valore del fattore di panificabilità (forza) per cui non è detto che le farine manitoba siano più forti di altre varietà.

Le confezioni per uso domestico oramai indicano spesso sia il valore W della farina sia la composizione del prodotto. Se non è presente il valore di W, una qualche indicazione è data dal contenuto proteico. Quest’ultimo è sempre dichiarato ed è espresso in grammi e in percentuale nella tabella dei valori nutrizionali. Una farina 00 standard ne contiene ca. 9,5 g, una manitoba ca. 12,5. Più è alto il contenuto proteico, più la farina è da ritenersi forte e più lungo è il tempo minimo richiesto per la lievitazione.

 

 

Torta al Rum

 

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